Bill Russell, i record in NBA e la lotta per i diritti civili

Bill Russell

Se ne va uno dei più grandi campioni della storia della NBA, che ha scritto pagine ancor più importanti fuori dal campo, contro ogni discriminazione. Chi era Bill Russell

C’è chi dice che sia stato il più grande giocatore della NBA di tutti i tempi. Qualcun altro sostiene addirittura che nessuno lo superi negli sport di squadra in generale.

L’aspetto più significativo, in tutto questo, è che le imprese sportive di Bill Russell raccontino solo una parte della sua grandezza. Perché il n. 6 degli irresistibili Boston Celtics degli anni ’50 e ’60 è stato soprattutto un attivista per i diritti civili e per la lotta alle discriminazioni razziali.

È morto Bill Russell, stella dei Boston Celtics e membro della Hall of Fame

Russell se né andato all’età di 88 anni, e per descriverne la grandezza come giocatore di basket bastano pochi appunti. Nel 1955 era uno dei migliori prospetti a livello universitario, ma decise di posticipare di un anno il suo passaggio al professionismo, per partecipare alle Olimpiadi dell’anno successivo con la sua Nazionale. Missione compiuta: medaglia d’oro conquistata da capitano, ed ecco che può iniziare la sua avventura nell’NBA, con la canotta dei Boston Celtics, da cui non si separerà mai.

Con i Celtics, Russell conquisterà undici campionati in tredici anni di carriera. Gli ultimi due li vince da allenatore-giocatore, e l’impresa gli varrà, successivamente, l’ulteriore vanto di essere l’unica persona a figurare nella Naismith Hall of Fame del basket sia come giocatore che come allenatore.

Gli undici campionati vinti rappresentano tuttora un record, e anche per questo a lui è intitolato il premio di miglior giocatore delle finali NBA, vinto quest’anno da Steph Curry.

Embed from Getty Images

Le battaglie per i diritti civili di Bill Russell

Dicevamo del suo impegno civile. Erano gli anni del Black Power, il movimento che rivendicava la parità di diritti senza discriminazioni razziali. Ma, più in generale, erano gli anni in cui l’America chiudeva troppo facilmente le porte a chi aveva la pelle scura.

Come accadde quella volta in Kentucky, nel 1961, quando Sam Jones e Satch Sanders, due compagni di squadra di Russell, si videro negato il servizio in un ristorante. E Russell, contro tutto e contro tutti, anche contro il suo allenatore, non esitò a salire la scaletta dell’aereo di ritorno insieme ai suoi due compagni, boicottando l’amichevole che avrebbero dovuto disputare.

Ogni volta che c’era da sottolineare come la situazione non andasse per niente bene, Bill Russell c’era. C’era al fianco di Muhammad Ali quando questi rivendicò il suo diritto di non partecipare a una guerra ingiusta. E c’era al fianco di Martin Luther King in una marcia passata alla storia.

Per questo, oggi, la NBA ha scelto di salutare in questo modo quello che è stato più che un semplice campione della pallacanestro: “Bill rappresentava qualcosa di molto più grande dello sport: i valori di uguaglianza, rispetto e inclusione che ha impresso nel DNA del nostro campionato sono un’eredità che ha tramandato a generazioni di giocatori della NBA”.

L’uomo e il campione: una statua in bronzo lo ritrae in azione, davanti al municipio di Boston; la medaglia della libertà, ricevuta nel 2011 dal presidente Obama, ne rende immortale il valore.

Marco Sicolo – Bgame News