Claudio Garella, eroe di due mondi

Claudio Garella

Napoli e Verona hanno ricordato allo stadio la figura del funambolico portiere che seppe vincere lo scudetto in quelle piazze poco abituate alla ribalta

Claudio Garella è stato protagonista di due degli eventi più straordinari della storia del nostro calcio – l’unico scudetto del Verona e il primo scudetto del Napoli – e per questo, ora che se n’è andato, viene ricordato con emozione dagli appassionati di calcio di qualsiasi tifoseria. 

La figura di Garella richiama immediatamente alla mente tutto il grande calcio degli anni ’80, quando in Italia si giocava davvero il campionato più bello del mondo. Quando i calciatori erano un po’ meno star e i tifosi non avevano a disposizione i social per esaltare o crocifiggere in qualsiasi momento, dal divano di casa, questo o quel giocatore. Insomma, c’era un clima meno esasperato intorno a questo sport e, in generale, si pensava al pallone alla domenica e poi basta. 

Claudio Garella e gli scudetti con Verona e Napoli 

Gli scudetti vinti da Garella sono molto diversi tra loro e non potrebbe essere altrimenti, visto che sono stati conquistati uno al nord e uno al sud, uno in provincia e uno in una grande città. In due piazze, tra l’altro, tra cui non è mai corso particolare buon sangue. 

Il tricolore col Verona del 1985 segnò il culmine di una favola lunga quattro anni, con gli scaligeri che salirono dalla Serie B (già con lui in porta) e si qualificarono l’anno successivo per la Coppa Uefa, giungendo poi per ben due volte in finale di Coppa Italia. 

I ragazzi di Bagnoli trionfarono in un campionato molto combattuto, che ancora oggi scatena la nostalgia di chi c’era, al solo sentir nominare i protagonisti di quell’impresa, dal danese Elkjaer al tedesco Briegel, fino al regista Di Gennaro, all’ala Fanna e allo stesso Garella, protagonista indiscusso con le sue parate. 

Parate che effettuava con uno stile tutto suo, di piedi e in acrobazia, che lo distingueva e forse lo penalizzava agli occhi dei CT della Nazionale, che non lo presero mai in seria considerazione, preferendogli i più “tradizionali” Galli, Tancredi, Zenga o Tacconi. 

Uno stile che, però, gli valse la stima del Napoli e di Maradona, con conseguente trasferimento nel Golfo e trionfo nell’87. 

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Garella, le parate spettacolari e l’omaggio allo stadio 

La differenza tra i suoi due scudetti, avrebbe rivelato poi il portiere, era “che nel Verona feci 100 parate, nel Napoli ne avrò fatte 10”. Con buona pace di mister Bagnoli, che mal sopportava l’esaltazione del suo portiere, perché, a suo dire, sembrava evidenziare la propensione della sua squadra a subire il gioco degli avversari. 

Garellik, lo chiamavano, perché i suoi tuffi, le sue uscite basse, le sue invenzioni sembravano uscite direttamente da un fumetto. Se lo ricorderà per sempre tutta Italia, col suo faccione pacioso sulle figurine Panini. E lo hanno ricordato allo stadio, commosse e unite, le sue due squadre, i suoi due mondi così diversi, che il calendario ha voluto far incontrare in campionato proprio nella settimana dell’addio. 

Marco Sicolo – Bgame News