Real-City, la differenza la fa la Storia

Real Madrid - Man City - Bgame News

Nell’incredibile semifinale di Champions League 2022 la spunta il Real Madrid di Ancelotti grazie a una convinzione che deriva dalla storia della società

Si può parlare di casualità, di convinzione, persino di fortuna. Ma se il Real Madrid ancora una volta l’ha spuntata all’ultimo respiro, anche in un turno in cui è stato sostanzialmente inferiore all’avversario, il merito è anche di una forza invisibile che soffia alle spalle dei blancos nei momenti più difficili: una forza che è figlia della prestigiosa storia di questa società.

E non a caso, questo è un punto di vista che è emerso immediatamente anche nei commenti di protagonisti e addetti ai lavori nell’immediato dopo-partita; una sensazione che è stata percepita chiaramente da chi ha vissuto calcio e ha respirato l’aria del Bernabeu, in una serata che pareva stregata e che invece andrà a comporre l’ennesimo tassello di una leggenda senza fine.

L’incredibile rimonta del Real Madrid sul Manchester City

Vincere aiuta a vincere, ma forse sarebbe più corretto dire che vincere costringe a vincere.

Una volta che sei abituato a vivere una storia di successi, coppe e trionfi di ogni tipo, ogni risultato diverso dalla vittoria diventa un’onta da evitare, un’eventualità da combattere con ogni sforzo.

Lucide, a questo riguardo, le parole a fine incontro di Clarence Seedorf, vecchia gloria madrilena (nonché pupillo di Ancelotti) e oggi commentatore per Amazon Prime, l’emittente che ha trasmesso la partita in Italia.

La differenza tra le due squadre, ha evidenziato l’olandese, risiede nel fatto che quando il Manchester City esce dalla Champions, può essere ancora considerata come una cosa normale, anche dai suoi stessi tifosi. Se perde il Real, invece, è rivoluzione in città.

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E in effetti è così. Perché il Real non può perdere, il Real Madrid è la squadra destinata a vincere per Dna, per blasone, perché ormai è il suo unico risultato accettabile.

Una situazione che può schiacciare, perché i giocatori potrebbero non essere capaci di sostenere una tale pressione, un livello così alto e così immutabile delle aspettative.

Ma che invece ti mette le ali ai piedi, se in campo hai gente di personalità ed esperienza, capace di non perdere la calma e di crederci sempre, esaltandosi nelle difficoltà.

E se in panchina hai uno come Carlo Ancelotti, che ne ha viste di ogni sorta e che non si scompone mai, nemmeno in mezzo a una tempesta.

Impagabili le sue espressioni di gioia discreta, di sollievo e intima soddisfazione, ai gol di Rodrygo, ennesimo baby fenomeno, animale da Champions che ha mandato in campo nel finale e che lo ha ripagato con una pazzesca doppietta nei minuti di recupero.

Champions League, Ancelotti in finale con il Real Madrid

Ha parlato di scintilla, Ancelotti, riferendosi al gol del pareggio e sottolineando come, una volta riacceso l’entusiasmo, sapeva che tutto sarebbe potuto succedere.

Ma ha parlato anche di senso di appartenenza, di un gruppo che si vuole bene, e, non ultima, di qualità.

Tutti aspetti che si ricollegano al potere impercettibile di quella Storia di cui sopra, perché la rimonta contro il grande Manchester City di questa semifinale è stata realizzata da campioni consapevoli dell’importanza della maglia che indossano.

Da campioni, certo: senza qualità è più difficile scrivere la storia. E non solo Karim Benzema, ancora una volta eccezionale nel prendere per mano la squadra con l’assist del primo gol e a caricarsi il peso e l’onore del rigore decisivo. Ma anche i Rodrygo e i Camavinga che hanno propiziato la rimonta, uno con i gol e l’altro con corsa e sostanza a centrocampo.

Ha sottolineato anche questo, Carletto nostro: non è tanto importante chi inizia la partita, ma chi la finisce. E grazie a questi due ventenni, subentrati quando la nave barcollava ed era a un passo dall’affondare, si può dire che Ancelotti l’abbia vinta con i cambi.

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Le rimonte del Real e una storia piena di successi

Non ha vinto la squadra più forte, non si può onestamente sostenere questo. Il Manchester City visto all’andata poteva uscire tranquillamente dal suo stadio con un vantaggio di almeno tre gol, nessuno avrebbe avuto niente da dire.

E il controllo mostrato nel match di ritorno non fa altro che evidenziare anche altri aspetti delle qualità di questa squadra, che ha tenuto botta, ha segnato con Mahrez il gol del vantaggio che sembrava chiudere il conto e ha pure sfiorato di un soffio il raddoppio, su un’azione di Grealish salvata miracolosamente sulla linea di porta dalla difesa madrilena.

Poi, è successo qualcosa che può riuscire anche ad altre squadre, per carità, perché di rimonte pazzesche il calcio è pieno. Ma se il Real ci ha ormai abituato a questo tipo di ribaltamenti, non può essere un caso.

Non distruggi l’Atletico Madrid in finale di Champions League dopo essere stato in svantaggio fino al 90’, se non ci credi fino in fondo; e non ti vai a prendere un rigore al 90’ contro la Juventus, se prima non sei in grado di intimorirla, pur trovandoti in svantaggio di tre gol.

E non batti Paris Saint Germain, Chelsea e Manchester City, una in fila all’altra, tutte sul filo del traguardo, quando la tensione diventa il primo ingrediente della contesa.

Se questo succede sempre al Real, è perché dalla parte di questa squadra e di questa società c’è un incredibile fiducia, la convinzione di essere tanto grandi, esattamente quanto esige la storia del club.

Perché vincere aiuta a vincere, e ti convince di poterlo fare quando nessuno ci crede più.

Marco Sicolo – Bgame News