Sadio Mané, il campione che non dimentica le sue origini

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L’attaccante senegalese Sadio Mané, stella del Liverpool in procinto di passare al Bayern Monaco, ha costruito scuole e ospedali nel proprio villaggio di origine

C’è chi compra le Lamborghini e chi costruisce scuole e ospedali. Chi si fa i selfie su Instagram e chi torna a giocare sui campetti di terra e fango del proprio Paese.

Sadio Mané è un calciatore più unico che raro, nello sfarzoso mondo del pallone di questi anni. Ha vinto tutto con il Liverpool, ha portato il Senegal, la sua nazionale, a conquistare la Coppa d’Africa e sta per essere acquistato dai giganti tedeschi del Bayern Monaco per oltre 40 milioni di euro.

Ma nella sua testa, e nel suo cuore, c’è ben altro. C’è il suo villaggio di origine, Bambaly, c’è la gente che, come lui tanti anni fa, ha bisogno di acqua, salute, assistenza. Ci sono i bambini che sognano un futuro luminoso, proprio come faceva lui.

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Il piccolo Sadio e il sogno di giocare a calcio

Non gli credeva, la sua famiglia, quando lui diceva di voler diventare un calciatore. O meglio, lo dissuadeva, perché era un’idea senza alcuna possibilità di riuscita. Eppure, lui non si è lasciato scoraggiare.

Il piccolo Sadio danzava scalzo con la palla di pezza tra i sassi e i rami secchi, quando il lavoro nei campi gli permetteva di prendersi una pausa. Poi un giorno, adolescente, prende la corriera, raggiunge la capitale Dakar, recupera un paio di scarpette di fortuna e convince l’allenatore della squadra locale a vedere cosa sa fare con la palla tra i piedi.

Aveva ragione lui, Sadio. Diventerà una star del football. Gioca qualche partita nelle giovanili di un club della capitale, dove non mancano mai gli osservatori di qualche club francese. E di lì a qualche anno, l’approdo in Ligue 1 è cosa fatta. Sadio diventa Mané, arriva al Liverpool, in Premier League, vince il campionato, la classifica dei marcatori, la Coppa dei Campioni.

Ma non dimentica.

Scuole e ospedali: l’amore di Mané per Bambaly, il suo villaggio

“Mio padre morì quando avevo sette anni”, ha rivelato un giorno. “Aveva dolore allo stomaco, ma non c’era un ospedale nel nostro villaggio. Lo portarono in una delle città più vicine, ma il tempo trascorso durante il viaggio gli fu fatale. Mi sembrò tutto così assurdo”.

Oggi, Bambaly è sempre un paesino di duemila anime. Ma può vantare un ospedale tutto suo, voluto e costruito da Mané, con un costo pari a mezzo milione di euro. Una struttura donata dal calciatore al suo Paese.

Dentro, ci sono attrezzature di pronto soccorso, il reparto maternità, ambulatori dentistici. È lo stesso Sadio a controllare che tutto il materiale sia idoneo, sia efficiente, sia sufficiente. L’ospedale di Bambaly serve 34 villaggi confinanti, e offre assistenza a bambini, donne, famiglie.

In più, a pochi metri di distanza c’è una scuola, anche questa desiderata e finanziata da Mané, perché tutti, nel suo villaggio, possano avere un futuro credibile. E supermercati, pompe di benzina, un ufficio postale e campetti dove giocare. Persino una rete internet di ultima generazione.

“Cosa dovrei farmene di un auto di lusso o di un orologio all’ultima moda?” dice lui. “Qui ho avuto fame, qui giocavo scalzo. Oggi posso fare qualcosa per loro”.

Dai milioni del calcio, un futuro per il suo paese

Un giorno, Bambaly dovrà andare avanti con le proprie forze. Oggi c’è Sadio che assicura sussidi alle famiglie, computer portatili ai ragazzi, vestiti e magliette ai più piccoli. Domani, qui dovrà crearsi uno sviluppo virtuoso, fatto di lavoro, di collaborazione, di scelte che assicurino autonomia per i villaggi della zona.

Un futuro possibile, che Sadio Mané ha voluto regalare alla gente con cui è cresciuto, e che ancora oggi è la sua gente.

Marco Sicolo – Bgame News