Steph Curry, l’uomo che ha cambiato il basket

Steph Curry

Steph Curry, il re delle triple continua a inanellare record su record nel campionato NBA, ma i suoi meriti vanno ben oltre le statistiche e le vittorie

C’era una volta il gioco sotto canestro, c’erano una volta le schiacciate. E poi è arrivato lui, Steph Curry da Akron, Ohio, una vita nelle file dei Golden State Warriors, dove si è fatto strada fino a riscrivere la storia dell’NBA, a furia di tiri da 3 punti infilati da distanze siderali con una continuità impressionante.

A dicembre 2021 Curry ha stabilito il nuovo primato di tiri pesanti realizzati nel campionato professionistico americano, superando il record di 2.973 che Ray Allen, ex guardia di Boston e Miami, deteneva dal 2014.

Il canestro che gli ha regalato il sorpasso in questa speciale classifica è arrivato in una location mica da poco, il Madison Square Garden di New York.

Non appena la palla si è infilata nella rete, uno dei suoi compagni di squadra ha fatto fallo e il suo team ha chiamato il time-out, per consentirgli di celebrare come si deve l’evento nell’immediatezza del momento.

Abbracci e baci a suo padre (ex guardia di Charlotte e Toronto), che lo seguiva in prima fila, ai suoi compagni, persino allo stesso Ray Allen, venuto a rendere il giusto tributo a chi lo ha sorpassato.

Un primato che lo ha consacrato ancora di più tra i grandissimi di questo sport, se ancora non fosse bastato il filotto di tre titoli NBA in quattro anni, dal 2015 al 2018, conquistati come capitano della franchigia californiana.

Steph Curry e i record nei tiri da 3

Ma la grandezza di Curry non sta solo nei numeri.

Con la sua particolare abilità è riuscito a cambiare letteralmente il modo in cui si gioca a basket, evidenziando la convenienza, in termini di percentuale, di provare il tiro da fuori, anziché insistere solo negli schemi che portano al classico tiro da 2.

Grazie a lui – o a causa sua, sostengono i puristi del gioco – il tiro da lontano è diventato parte integrante delle tattiche di ogni quintetto, non più semplicemente una soluzione a cui ricorrere quando si chiudono gli spazi in area.

Un tiratore abile dalla distanza, oggi, non viene più chiamato in causa solo dallo scarico di un compagno marcato, ma si incarica direttamente di risolvere l’azione con un tiro dall’arco che delimita l’area, posto a oltre sette metri di distanza dal tabellone.

Per riuscire in questa impresa con costanza, però, occorre anche avere abilità fuori dal normale, e sono proprio quelle di cui può vantarsi Curry.

Una straordinaria capacità di controllare la palla in fase di palleggio e la facilità con cui riesce a smarcarsi sono decisive per consentirgli di trovare sempre lo spazio necessario a prepararsi il tiro giusto.

Tutto ciò è reso possibile anche dal fatto che parliamo di un campione dalla statura e dal peso non eccelsi: in confronto a un LeBron James, tanto per intenderci, Steph Curry cede una ventina di centimetri in altezza e una trentina di chili di peso.

Tutt’altro tipo di giocatore, insomma, che ha fatto dell’allenamento assiduo uno stile di vita, mai separato da una fede incrollabile nel Signore, che non manca mai di ringraziare dopo aver messo a segno una delle sue “bombe”.

Record dei tiri da tre nella NBA di Curry

Il successo non arriva per caso, il successo è una scelta”: questa sua frase definisce con buona sintesi la sua carriera, che certo non nasceva con i favori dei pronostici, visto il suo fisico leggero (relativamente: stiamo parlando comunque di un colosso di un metro e novanta) e i continui infortuni alle caviglie che hanno caratterizzato i suoi primi anni nel mondo professionistico.

Arrivato in punta di piedi a San Francisco nel 2009, come settima scelta (!) nel draft, si è pian piano distinto per le sue qualità tecniche e umane, che ne hanno fatto un personaggio apprezzato trasversalmente anche dagli avversari e dai tifosi delle altre franchigie.

Steph Curry ha fatto del tiro da tre una vera e propria arte, arrivando a gestirlo con una naturalezza tale da scoraggiare ogni avversario, anche nelle più serrate situazioni di gioco.

Capace di mettere a segno le sue triple anche in situazioni di precario equilibrio, il play degli Warriors segna con indifferenza non solo dal limite dell’area, ma anche dal bel mezzo del campo (from downtown, per dirla all’americana) e persino dalla sua area, spesso e volentieri a fil di sirena.

Qualcuno sostiene che i suoi record non avranno vita troppo lunga, paradossalmente proprio per merito suo. Sta crescendo, infatti, un’intera generazione che anziché lasciarsi affascinare dalle schiacciate di Michael Jordan o Kobe Bryant, si allena tirando da tre e giocando secondo schemi che prevedono un ricorso al tiro da fuori molto più frequente rispetto al passato.

Ma lui, intanto, tira dritto per la sua strada e continua a macinare primati: già nella prima partita del 2022 ne ha stabilito un altro, quello di partite consecutive con almeno una tripla andata a segno (superando il limite di 157, da lui stesso stabilito nel 2016). Insomma, ne vedremo ancora delle belle.